"Imperare sibi maximum imperium est"

"Imperare sibi maximum imperium est"
"Imperare sibi maximum imperium est"

martedì 10 febbraio 2015


Washington vuole una guerra con la Russia?



L’escalation degli ultimi giorni in Ucraina orientale, dove a Donetsk, mercoledì 4 febbraio scorso, tiri d'artiglieria hanno colpito un ospedale civile provocando vittime, lascia presagire l’apertura di nuovi e più gravi scenari bellici nell’Europa sud-orientale. Intanto, sull’altra sponda dell’Atlantico si è aperto un dibattito riguardante l’opportunità di fornire al governo di Kiev materiale e perfino personale militare come ulteriore sostegno alle operazioni delle forze armate ucraine nelle regioni separatiste filo-russe. Secondo una recente disposizione il Presidente Obama è autorizzato infatti, qualora lo ritenesse necessario, a rifornire l'Ucraina di armi e reparti militari. Alcune unità dello US Army dispiegate in Italia erano già partite, nel settembre scorso, alla volta dell’Ucraina. Si trattava della 173^ Brigata aerotrasportata di stanza a “Camp Ederle” (Vicenza), inviata in Ucraina nell’ambito dell’esercitazione militare denominata “Rapid trident”. A partire dalla prossima primavera (marzo 2015) questi soldati statunitensi saranno, di nuovo, attivamente impegnati nel fornire addestramento militare alle forze ucraine. Gli Stati Uniti, il 19 gennaio scorso, hanno fornito anche mezzi blindati, nello specifico il nuovo “Kozac” prodotto dalla italiana IVECO. Lo aveva reso noto un comunicato dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina il 20 gennaio. L’aumento della presenza militare, sia forze statunitensi che unità NATO, in Europa orientale, ovvero a ridosso dei confini russi, è una costante almeno a datare dall’ultimo Summit dell’Alleanza Atlantica tenuto in Galles nel settembre scorso. Ancora prima Washington aveva deciso l’invio dalla Germania di unità corazzate da combattimento M1 Abrams. Anche l’Italia aveva autorizzato l’invio di circa un centinaio di paracadutisti della Brigata “Folgore” (esattamente il 187° Reggimento) da impiegare nell’esercitazione “Steadfast Javelin II” a tutela dei Paesi baltici, nell’ambito del programma NATO “Rapid Responce Force”. Così, il 3 settembre scorso, riportava la notizia il quotidiano “Il Tempo.it”: “La NATO pronta alla guerra con la Russia. Per testare la capacità di mettere in campo in 48 ore la forza d’urto in grado di rispondere a un’eventuale aggressione”. Il nostro Paese partecipa silenziosamente alle operazioni NATO contro i separatisti ucraini e l'intelligence russa anche con l'unità SIGINT (Signal Intelligence) della Marina Militare "Elettra", specializzata nell'electronic warfare, che nel giugno scorso aveva passato gli Stretti dei Dardanelli entrando nelle acque del Mar Nero. Alcuni commentatori inoltre hanno sostenuto che anche i due caccia-bombardieri Tornado decollati dalla base di Ghedi e precipitati l'agosto scorso nei cieli dell'Italia centrale stessero in realtà effettuando un'esercitazione che avrebbe simulato un combattimento contro un Paese dotato di contromisure elettroniche in uno scenario di crisi localizzata nell'Europa orientale (i due velivoli rientrano nella categoria di aerei NATO autorizzati, secondo la dottrina cosiddetta della "doppia chiave" o "condivisione nucleare", ad essere armati con bombe tattiche a caduta libera B-61; proprio a Ghedi infatti sarebbero, ufficiosamente, stoccate 50 delle 90 bombe nucleari, tattiche, presenti in Italia). 

[foto: US Embassy in Ukraine]


Gli Stati Uniti, Paese leader dell’Alleanza Atlantica, sembrano dunque cercare la soluzione militare piuttosto che la mediazione. A suffragio di tale interpretazione già lo scorso 4 dicembre (2014) la Camera dei Rappresentanti (House of Representatives) del Congresso degli Stati Uniti aveva votato la ‘Risoluzione 758’ concernente l’Ucraina e la Russia, intitolata Strongly condeming the actions of the Russian Federation, under President Vladimir Putin, which has carried out a policy of aggression against neighboring countries aimed at political and economic nomination, presentata dal deputato Repubblicano Adam Kinzinger il 18 novembre. Il testo aveva ottenuto 411 voti favorevoli e 10 contrari, raccogliendo il consenso trasversale di molti Rappresentanti Repubblicani e Democratici.

Ecco cosa afferma nei suoi contenuti principali:

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I. Considerato che la Federazione Russa ha sottoposto l’Ucraina a una campagna di aggressione politica, economica e militare con l’intento di stabilire il suo dominio sopra il Paese ed erodere progressivamente la sua indipendenza;

II. Ritenuto che l’invasione da parte della Federazione Russa e le operazioni militari sul territorio dell’Ucraina rappresentano una grossa violazione della sovranità ucraina, della sua indipendenza e della sua integrità territoriale oltre che una violazione del diritto internazionale, inclusi gli obblighi della Federazione Russa verso la Carta delle Nazioni Unite;

III. Considerato che la Federazione Russa ha, sin dal febbraio 2014, violato ognuno dei 10 principi degli Accordi di Helskinki del 1975 nelle sue relazioni con l’Ucraina;

IV. Considerato che l’occupazione militare e l’illegale annessione della Crimea da parte della Federazione Russa e il suo continuo supporto ai separatisti e alle forze paramilitari in Ucraina orientale costituiscono violazioni dei suoi impegni riguardo al Memorandum di Budapest sulle garanzie per la sicurezza del 1994 nel quale si impegna a rispettare l’indipendenza e la sovranità dei confini esistenti dell’Ucraina e a rinunciare alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina;

V. Considerato che la Federazione Russa ha fornito equipaggiamento militare, addestramento e altra assistenza alle forze separatiste e paramilitari in Ucraina orientale, che sono responsabili di oltre 4.000 vittime civili, di centinaia o migliaia di rifugiati civili e vaste devastazioni;

[…]

VIII. Considerato che i termini del cessate il fuoco specificati nel Protocollo di Minsk, che furono firmati il 5 settembre 2014, da rappresentanti del Governo ucraino, della Federazione russa e dai capi del separatisti russi  delle regioni orientali dell’Ucraina sono stati ripetutamente violati dalla Federazione russa e dalla forze separatiste da essa sostenute;

[…]

X. Considerato che il 2 novembre 2914 le forze separatiste nell’Ucraina orientale hanno tenuto elezioni fraudolente e illegali  nelle aree da essi controllate con il supposto intento di scegliere i leaders delle entità politiche locali illegittime da essi create;

[…]

XIII. Considerato che il volo Malaysia Airlines 17, una linea aerea civile, è stato distrutto da un missile lanciato dalla forze separatiste filo russe dell’Ucraina orientale, causando la perdita di 298 vite innocenti;

XIV. Considerato che la Federazione Russa continua a sostenere la stragrande maggioranza di acquisti di armi, che includono  sistemi missilistici anti-aerei e altre armi letali, per il regime di Bashar Assad in Siria, uno Stato sponsor del terrorismo che è attivamente dietro Hezbollah, un sofisticato gruppo terroristico ostile agli Stati Uniti e ai suoi più stretti alleati;

[…]

XVI. Considerato che la Federazione Russa ha usato e continua ad usare misure economiche coercitive, inclusa la manipolazione delle tariffe e delle forniture energetiche, per creare pressioni economiche e politiche in Ucraina;

XVII. Considerato che la Francia nel 2011 concordò la vendita alla Federazione russa di due navi d’assalto anfibio classe Mistral per 1,7 miliardi di $;

[…]

XXI. Considerato che la Federazione Russa ha invaso la Repubblica di Georgia nell’agosto 2008, continua a mantenere forze militari nelle regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, e continua ad incrementare misure volte a integrare progressivamente queste regioni nella Federazione russa, inclusa la firma di un “trattato” tra la Regione georgiana dell’Abkhazia e la Federazione russa il 24 novembre 2014;

[…]

XXIII. Considerato che la Federazione Russa continua a mantenere forze militari nella regione moldava della Transnistria in espressa violazione della volontà del Governo della Moldavia e dei suoi impegni verso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Co-operazione in Europa (OSCE);

[…]

XXV. Considerato che la Federazione Russa continua a sottoporre la Moldavia a intimidazioni politiche e militari, coercizioni economiche e altre forme forme di aggressione con l’obiettivo stabilire il suo controllo sul Paese e prevenire gli sforzi della Moldavia volti a stabilire più strette relazioni con l’Unione europea e gli Stati Uniti;

XXVI. Considerato che la Federazione Russa acconsentì a rispettare l’obbligo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche verso il Trattato sulle Forze Nucleari a Medio raggio (INF) in una dichiarazione sottoscritta a Bishkek, in Kirghizistan, nell’ottobre 1992;

XXVII. Considerato che rispetto ai termini del Trattato INF, un test o lo sviluppo di ogni arma balistica bandita dall’INF da parte della Federazione russa costituisce in termini militari una significativa violazione del Trattato INF;

XXVIII. Considerato che il 2 aprile 2014 il Comandante del Comando per gli Stati Uniti e l’Europa e Supremo Comandante Alleato in Europa, Generale Breedlove, ha affermato che “Una capacità armata che violi il Trattato INF e venga introdotta nella maggior parte della massa continentale dell’Europa è assolutamente una questione che dovrà essere affrontata * * *. Non vorrei sentenziare come l’Alleanza sceglierà di reagire, ma direi che dovranno considerare cosa fare al riguardo * * *. Non può restare senza risposta”;

XXIV. Considerato che il 29 luglio 2014, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha rilasciato il suo rapporto sull’Adesione e il Rispetto  sugli Accordi e gli obblighi sul controllo, la non proliferazione e il disarmo degli armamenti come richiesto dalla Sezione 403  dell’Arms Control and Disarmament Act, per l’anno 2013, il quale ha rilevato che: “gli Stati Uniti hanno determinato che la Federazione russa è in violazione dei suoi obblighi relativi al Trattato INF circa il non possesso, produzione o test di missili da crociera per lancio da terra (GLCM) con una gittata tra i 500 km e i 5,500 km, o il possesso o produzione di missili simili”;

XXX. Considerate anche i timori esistenti riguardanti un nuovo missile balistico, l’RS-26, il quale, secondo i rapporti, è stato testato in diverse occasioni su diverse distanza e con diverse configurazioni […];

XXXI. Considerato che la Federazione Russa ha richiesto l’approvazione di nuovi sensori e nuovi velivoli per il sorvolo degli Stati Uniti e dell’Europa come parte del Trattato sui Cieli Aperti, e gravi preoccupazioni sono state espresse per quanto riguarda gli impatti sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti se tale approvazione venisse data;

XXXII. Considerato che l’11 novembre 2014 il Comandante in Europa per gli Stati Uniti e Supremo Comandante Alleato in Europa, Generale Breedlove, ha affermato che “le capacità nucleari” delle forze russe stanno per essere dispiegate nella penisola della Crimea;

[…]

XXXIV. Considerato che l’aggressione politica, militare ed economica contro l’Ucraina e altri Paesi da parte della Federazione russa sottolinea la perdurante importanza dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) come pietra angolare della difesa collettiva Euro-Atlantica;

XXXV. Considerato che gli Stati Uniti riaffermano i loro obblighi rispetto al Trattato Nord Atlantico, specialmente l’Articolo 5 che stabilisce come “un attacco armato contro uno o più” firmatari del Trattato “sarà considerato un attacco contro tutte le parti”;

XXXVI. Considerato che la Federazione russa sta continuando ad usare le sue forniture energetiche come strumento di coercizione politica ed economica contro Ucraina, Georgia, Moldavia e altri Paesi europei;

[…]

XLI. Considerato che Voice of America e Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL), continuano a rappresentare una quota minoritaria di mercato in Ucraina e in altri Stati della regione con cospicue popolazioni di etnia e lingua russa che costantemente ottengono le loro informazioni locali e internazionali da media sponsorizzati dallo Stato russo;

[…]

XLIII. Considerato che Vladimir Putin ha progressivamente stabilito un regime autoritario nella Federazione Russa attraverso elezioni fraudolente, la persecuzione e l’arresto di oppositori politici, l’eliminazione di media indipendenti, il controllo di settori chiave dell’economia e la legittimazione di sostenitori che arricchiscono sé stessi attraverso la corruzione diffusa e l’attuazione di una campagna di propaganda stridente per giustificare l’aggressione russa contro altri Paesi e la repressione in Russia, tra le altre azioni: dunque,

si stabilisca, che la Camera dei Rappresentanti

[…]

(2) afferma il diritto dell’Ucraina, della Georgia e della Moldavia e di tutte le Nazioni di esercitare i loro diritti sovrani entro i loro confini internazionalmente riconosciuti libere da ogni ingerenza esterna e di condurre la loro politica estera conformemente con il perseguimento dei migliori interessi dei loro popoli;

(3) condanna la continua aggressione politica, economica e militare della Federazione Russa contro l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia e la continua violazione della loro sovranità, indipendenza e integrità territoriale;

(4) stabilisce che l’intervento militare della Federazione Russa in Ucraina

(A) è in violazione di ognuno dei 10 principi degli Accordi di Helsinki del 1975;
(B) è in chiara violazione del Memorandum di Budapest sulle Garanzie per la Sicurezza del 1994 nel quale si vincola al rispetto dell’indipendenza, sovranità ed esistenza dei confini dell’Ucraina e all’astensione dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina; e
(C) costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale;

(5) richiama la Federazione Russa a recedere dalla propria annessione illegale della Crimea, a terminare il suo sostegno alla forze separatiste in Crimea, e a rimuovere dalla regione le sue forze militari che operino diversamente da quanto previsto dall’Accordo sullo Status e le Condizioni dello stazionamento della Flotta del Mar Nero sul territorio dell’Ucraina del 1997;

[…]

(7) chiede alla Federazione Russa di rimuovere le sue forze e forniture militari dai territori dell’Ucraina, della Georgia e della Moldavia, e porre fine al proprio appoggio politico, militare ed economico alle forze separatiste;

(8) invita la Federazione Russa e le forze separatiste che essa supporta e controlla in Ucraina a porre fine alle loro violazioni del cessate il fuoco annunciato a Minsk il 5 settembre 2014;

[…]

(12) invita gli alleati del Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e gli amici degli Stati Uniti in Europa e le altre Nazioni nel mondo a sospendere ogni cooperazione militare con la Russia, includendo la proibizione della vendita al governo russo di equipaggiamento militare letale o non letale;

(13) riafferma gli obblighi degli Stati Uniti nei confronti degli impegni sottoscritti nel Trattato Nord Atlantico, specialmente l’Articolo 5, e invita tutti gli Stati membri dell’Alleanza a garantire l’intera loro quota di forniture necessaria a garantire la loro difesa collettiva;

(14) sollecita il Presidente, di concerto con il Congresso, a condurre un esame della condizione, della prontezza e delle capacità delle forze armate degli Stati Uniti e degli altri membri della NATO per stabilire se gli apporti e le azioni di ognuno siano sufficienti a soddisfare gli obblighi di auto difesa collettiva contemplati dall’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico e a specificare le misure necessarie per ovviare ad ogni mancanza;

(15) saluta con favore la decisione della Francia di sospendere in definitivamente la consegna delle navi da guerra classe “Mistral” alla Federazione Russa e sollecita gli Stati Uniti, la Francia e la NATO, e altri partners ad impegnarsi in consultazioni e prendere in considerazione tutte le alternative d’acquisto per tali navi da guerra che non includano il trasferimento di tali navi alla Federazione Russa;

(16) sollecita il Presidente a indicare pubblicamente la Federazione russa come responsabile delle violazioni verso i suoi obblighi relativi al ‘Trattato sulle Forze Nucleari a medio raggio’ (INF) e ad agire per riportare la Federazione Russa al pieno rispetto del Trattato;

(17) sollecita il Presidente a collaborare con gli asiatici e gli europei e altri alleati per lo sviluppo di una strategia comune per assicurare che la Federazione Russa non sia in grado di acquisire ogni beneficio che possa derivare dallo sviluppo di sistemi militari che violino il Trattato INF;

(18) ritiene che lo spiegamento da parte della Federazione russe delle proprie armi nucleari sul territorio ucraino [Crimea, NdR] potrebbe costituire una mossa provocatoria e destabilizzante;

(19) invita l’Ucraina e gli altri Paesi a sostenere iniziative di diversificazione energetica per ridurre la capacità della Federazione Russa di usare le proprie esportazioni energetiche come strumento di pressione economica o politica, promuovendo anche l’efficienza energetica e a invertire i flussi di gas naturale dall’Europa occidentale, invita anche gli Stati Uniti a promuovere l’incremento dell’esportazione di gas naturale e l’efficienza energetica;

(20) invita il Presidente e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti a sviluppare una strategia per il coordinamento multilaterale al fine di produrre o comunque procurare e fornire notizie e informazioni in lingua russa ai Paesi con significative popolazioni di lingua russa che massimizzi l’utilizzo delle piattaforme esistenti per la distribuzione di contenuti così come ‘Voice of America’ e ‘Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) Incorporated’ sfruttano le collaborazioni locali tra pubblico e privato per la produzione di contenuti e ricercano contributi dai governi degli Stati regionali;

[…]

(22) invita la Federazione Russa a cessare il suo sostegno al regime di Assad in Siria;

[…]

(24) invita la Federazione Russa a ricercare una mutua relazione amichevole con gli Stati Uniti che si basi sul rispetto per l’indipendenza e la sovranità di tutti Paesi e il loro diritto a scegliere liberamente il proprio futuro, incluse le loro relazioni con altre Nazioni e organizzazioni internazionali, senza interferenza, intimidazione, o coercizione da parte di altri Stati;

[…] >>

[traduzione dal testo ufficiale in inglese a cura di Roberto Motta Sosa]


*      *      *







Il richiamo agli Accordi di Helsinki è significativo. Esso pone sul tavolo del contendere la rottura degli equilibri cosiddetti “di Yalta” i quali rappresentarono lo status quo de facto che si palesò soprattutto a partire dalla crisi di Suez (1956), quando Stati Uniti e Unione Sovietica spensero definitivamente ogni velleità di potenza nutrite, ancora, da inglesi e francesi. Gli accordi di Bretton Woods (1944), sottoscritti anche dall’URSS, avevano già rappresentato il completamento economico-finanziario, ovvero monetario, dell’assetto post bellico. In questo senso, gli anni Settanta del XX secolo hanno rappresentato uno spartiacque: con gli accordi raggiunti a Helsinki veniva confermato lo status quo geopolitico fissando de jure i confini della sfera d’influenza sovietica conquistata da Stalin dopo il 1945 e inclusa nel “Patto di Varsavia”. Ma con la dichiarazione del Presidente statunitense Richard Nixon relativa alla fine della convertibilità Dollaro/oro cambiava il sistema di pesi e contrappesi finanziari e monetari internazionali. Gli ultimi sviluppi della crisi russo-ucraina, con il pericolo di escalation militare, e con l’applicazione di sanzioni finanziarie volte a colpire gli equilibri monetari russi rischiano di cancellare definitivamente le architravi degli equilibri strategici che fino ad oggi hanno, pur tra alti e bassi, garantito la pace in Europa e la sicurezza globale. Non è un caso che la Risoluzione della Camera dei Rappresentanti di Washington accusi Mosca di avere violato il Trattato INF, uno dei quattro trattati strategici che tra l’ultima fase della Guerra Fredda e gli anni Novanta del secolo scorso avevano assicurato lo status quo militare.

Inoltre, la decisione della NATO, annunciata dal suo Segretario Generale, Jens Stoltenberg, il 5 febbraio scorso, di rendere operativa la “Rapid Responce Force” di 5.000 uomini dell’Alleanza pronta ad essere dispiegata in Ucraina, in caso di necessità, entro 48 ore, allarma Mosca, dove già da diversi anni, all’interno di alcuni ambienti politici e militari, si sta facendo sempre più strada l’idea che la NATO e gli Stati Uniti vogliano stringere la morsa al collare dell’orso russo, forse in attesa di un regime-change, come già successo in altri Paesi dell’Europa orientale tra la fine degli anni Novanta e il Duemila sull’onda delle cosiddette “rivoluzione colorate”. Soprattutto se si considera che questi 5.000 potrebbero, su richiesta, essere portati a 30.000, costituendo in sostanza una piccola armata pronta per essere usata lungo l’arco di crisi che attualmente corre dal Baltico al Mar Nero, ovvero quell’area geopolitica che molti storici hanno identificato come la “linea delle guerre mondiali” (1914-1918 e 1939-1945). Del resto basta guardare una qualsiasi mappa e subito balza all’occhio come negli ultimi dodici mesi la NATO abbia concentrato nell’Europa orientale un numero cospicuo di forze militari, terrestri, aeree e navali, pronte al combattimento. La Risoluzione peraltro, come si è potuto leggere, non riguarda unicamente la crisi ucraina, ma anche le varie situazioni in Siria, Georgia e Moldavia, ovvero buona parte dello spettro della foreign policy russa. Non solo. La Camera bassa del Congresso sembra lanciare avvertimenti anche agli alleati (si pensi alla Francia che ha sospeso la vendita delle navi da guerra classe “Mistral” alla Russia). Senza dimenticare il richiamo alla propaganda di Radio Free Europe/Radio Liberty, noto network creato durante la Guerra Fredda (anche) dalla CIA come strumento di propaganda war contro l’ex blocco sovietico.
A rimarcare come l’attuale crisi ucraina rappresenti il più delicato banco di prova per l’Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale sono state, tra le altre, tre voci autorevoli: Edward Lucas, Yuri Shcherbak e Lucio Caracciolo.
Lucas, sulle pagine del “Daily Mail”, nell’aprile scorso, aveva scritto come, per quanto egli sperasse di avere torto, ciò nonostante: “historians may look back and say this was the start fo World War III” (“gli storici potendo guardare indietro potranno dire che questa fu l’inizio della Terza guerra mondiale”). Il 30 dicembre l’ex Ambasciatore ucraino a Washington, Shcherbak, ripreso da “Global Research”, aveva affermato apertamente che la crisi russo-ucraina è: “A Prelude to World War III” (“il preludio alla Terza guerra mondiale”). Il direttore di LIMES, Caracciolo, commentando il vertice trilaterale, tra la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente francese Francois Hollande e il Presidente russo Vladimir Putin, tenutosi al Cremlino il 6 febbraio scorso, ha scritto che: “La guerra in Ucraina è la crisi più pericolosa vissuta in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Ci sono certo stati conflitti più sanguinosi, come quelli balcanici negli anni Novanta, ma nessuno ha mai pensato che potessero provocare uno scontro globale”. Anche Bernard Guetta, il 4 febbraio, chiedendosi quanto fosse utile armare l’Ucraina, rispondeva ammonendo che: “Dalla consegna di armi l’occidente potrebbe passare all’invio di tecnici per illustrarne il funzionamento, e alla fine Europa e Stati Uniti potrebbero addirittura ritrovarsi in guerra contro la Russia, riproponendo un effetto domino di cui è piena la storia”.

[fonte: LIMES -Rivista italiana di geopolitica]


Se diplomatici e intellettuali mostrano cautela temendo i rischi di un’escalation, diversamente, i vertici militari della NATO non paventano di minacciare apertamente l’uso della forza. Il SACEUR (Supreme Allied Commander in Europe) NATO, Generale Philip Breedlove, ha infatti dichiarato che l’Alleanza Atlantica non dovrebbe precludersi “la possibilità dell’opzione militare”. Alla voce di Breedlove si è unita quella del comandante dello US Army in Europa, Generale Frederick Hodges, che dalle pagine del “Wall Street Journal” ha esposto la sua visione strategica rispetto ai (presunti) piani militari della Russia. Per Hodges i russi avrebbero messo in preventivo lo scoppio di una guerra (su scala regionale in Europa?) entro cinque o sei anni e Putin si starebbe preparando a questo scenario. Secondo altri analisti Putin valuterebbe anche la possibilità di potere scardinare la NATO attraverso un sottile gioco fatto di ricatti psicologici che contemplano minacce militari (forse anche nucleari) verso i Paesi baltici. Al di là delle varie teorie prodotte dagli osservatori occidentali rimane un dato di fatto: per ora gli Stati Uniti, anche se fanno la voce grossa, non hanno alcuna intenzione di premere (almeno per primi) il grilletto. Preferiscono infatti mantenere una posizione attendista, nella speranza che la guerra civile in Ucraina si trasformi in una guerra di logoramento per Putin e il suo entourage. L’obiettivo di questa strategia di lungo periodo sarebbe quello del regime change. Quanto questo possa essere uno scenario realizzabile resta da vedere. Washington aveva tentato la stessa mossa con l’Iran, salvo poi ricredersi e venire a patti con Teheran sul programma nucleare, tenendo perfino a bada l’alleato israeliano che in più occasioni mordeva il freno per dare una lezione al regime sciita.
In ogni caso il pensiero di Putin si conoscerà soltanto domani al vertice convocato in Bielorussia, a Minsk, anche se indiscrezioni delle ultime ore danno per incerto il suo effettivo svolgimento. Tra le altre, Kiev avrebbe infatti posto sul tavolo delle trattative una condizione che Mosca ha già fatto capire di non volere e potere concedere, ovvero la possibilità che l'Ucraina entri a far parte della NATO (il presidente ucraino Poroshenko aveva affermato nei mesi scorsi che è sua intenzione indire un referendum per l'ingresso del suo Paese nell'Alleanza Atlantica). Del resto quello in programma domani è l’ennesimo vertice da quando è scoppiata la crisi ucraina. Forse non siamo nell’agosto 1939 come ha espressamente dichiarato l’ex Comandante militare della NATO, Wesley Clark, ma (quasi) certamente siamo nel 1938. 

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