"Imperare sibi maximum imperium est"

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martedì 29 settembre 2015

La rivoluzione della CIA
Riforma interna, trasparenza ed etica

[foto: CIA News & Information]


Per la CIA (Central Intelligence Agency), la rovinosa, nonché prematura, fine della direzione di David Petraeus e lo smacco subìto con la morte dell’ambasciatore Chris Stevens a Bengasi nel 2012 sembrano essere brutti ricordi lasciati oramai alle spalle. Negli uffici di Langley pare infatti si respiri aria di rinnovato entusiasmo. Merito, soprattutto, del nuovo Direttore, John C. Brennan, alla guida dell’Agenzia dal marzo 2013, dopo il breve interregno del Deputy Director di Petraeus, Michael Morell.
Il 6 marzo scorso Brennan ha illustrato le sue riforme in un messaggio interno (ovvero a porte chiuse) riservato alla comunità di agenti e analisti della CIA, intitolato Our Agency’s Blueprint for the Future. Oltre alle novità nel campo digitale per il contrasto al cyber terrorismo, con la creazione di un nuovo dipartimento (il Directorate of Digital Innovation), Brennan ha annunciato un maggiore impegno nella valorizzazione delle risorse umane (HUMINT –Human Intelligence), partendo soprattutto dai centri di eccellenza del mondo universitario statunitense. Per agevolare questo processo, la nuova direzione strategica guidata da Brennan ha pensato di creare la CIA University, che sarà guidata da un cancelliere con il mandato di istruire gli agenti e formare i futuri quadri dirigenti dell’Agenzia. E’ inoltre previsto un ampliamento dei poteri e delle prerogative del Direttore Esecutivo, nonché la riformulazione dei ruoli dell’ufficio del Segretario Esecutivo. Altra novità importante, introdotta da Brennan, è la decentralizzazione dei centri operativi, attraverso la creazione di Centri Missione (Mission Centers) posti sotto la guida di un Assistant Director. Ogni Assistant Director godrà di una considerevole responsabilità nel prendere l'iniziativa e migliorare ulteriormente la rapidità di esecuzione delle missioni. Ognuno di loro avrà, inoltre, il compito di migliorare e integrare le operazioni di raccolta, analisi, sviluppo di tecnologie e supporto, applicando queste skills in modo maggiormente efficiente ed efficace ai problemi più urgenti che riguardino la sicurezza e gli interessi nazionali degli Stati Uniti e dei loro partner internazionali. Brennan ha infatti spiegato come la cooperazione con le intelligence alleate rappresenti un punto fondamentale per la CIA, soprattutto per comprendere dinamiche complesse e potenzialmente ostili che possano emergere da differenti aree culturali del globo.



Un altro tema che pare stia a cuore al Direttore è la trasparenza. Parlando al Council on Foreign Relations (CFR), il 13 marzo 2015, Brennan aveva infatti affermato che se la CIA vuole collaborare proficuamente con una vasta gamma di servizi in tutto il mondo, deve concentrarsi anche “sul miglioramento della professionalità e l'impegno per l'etica dell’intelligence”, sostenendo “i princìpi e le pratiche che sono indispensabili per qualsiasi agenzia di intelligence, come evitare il coinvolgimento nel processo politico, mantenendo una rigorosa indipendenza e obiettività, e l’aderenza alle norme internazionali fondamentali”. Una dichiarazione d’intenti, quest’ultima, che sembra volere sgombrare il campo da vecchi equivoci, anche interni. Non erano infatti passate inosservate le improvvise dimissioni dell’ex capo delle operazioni clandestine della CIA, ritiratosi in polemica con un piano di rinnovamento che, a suo dire, avrebbe messo in pericolo la sua posizione e quelle degli agenti operativi impegnati nelle operazioni sotto copertura. La sua posizione non è però rimasta vacante a lungo, perché, nel gennaio scorso, l’Agenzia ha nominato un nuovo responsabile per il Direttorato delle Operazioni, la cui identità, per ovvie ragioni di sicurezza, non è stata rivelata (sebbene tra gli insider del mondo dell’intelligence siano noti il suo nome di battesimo e l’iniziale del cognome: Greg V.)

[foto: Official White House Photo by David Lienemann]

La nuova nomina non è stata l’unica mossa voluta da Brennan, il quale, nel suo messaggio ai colleghi della CIA, ha affermato che è sua intenzione riformare il National Clandestine Service e la Direzione Operazioni, oltreché porre il Direttorato dell’Intelligence sotto la Direzione Analisi. Per certi versi, piuttosto che di una novità si dovrebbe parlare più esattamente del recepimento di un principio che era già stato codificato in un documento del Director of National Intelligence (DNI) intitolato Principles of Professionals Ethics for the Intelligence Community. Sia il documento che la figura del DNI sono a loro volta frutto di innovazioni introdotte dalla più recente legge di riordinamento dei servizi d’intelligence degli Stati Uniti introdotta nel 2004 e intitolata Intelligence Reform and Terrorism Prevention Act.
Ben prima quindi, che il plot NSA-gate e l’affaire Snowden accendessero i riflettori dei mass-media e spostassero morbosamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla comunità d’intelligence di Washington.

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